
In Italia una gran parte degli edifici, soffre di umidità di risalita capillare. Si tratta di un fenomeno tanto comune quanto dannoso, che si manifesta con macchie, efflorescenze saline, distacco di intonaci e cattivi odori. Ma perché succede, e come si può intervenire in modo duraturo?
Perché si forma l’umidità di risalita
Le cause principali sono strutturali. Molti edifici storici e rurali — ma anche case più recenti — hanno muri portanti parzialmente immersi nel terreno o fondazioni a diretto contatto con la terra umida, prive di barriere impermeabili o sistemi di drenaggio.
Quando il terreno è saturo d’acqua, questa tende a risalire per capillarità nei pori e nelle microfessure dei materiali da costruzione (mattoni, pietra, malta). L’acqua trasporta con sé sali minerali che, evaporando, cristallizzano e deteriorano le superfici murarie.
I rimedi più diffusi… e i loro limiti
Negli anni, l’industria edilizia ha proposto numerosi paliativi: intonaci “deumidificanti”, pitture traspiranti, barriere chimiche a iniezione, apparecchi elettronici “antisalino” o “antirisalita”.
Queste soluzioni, pur offrendo un miglioramento temporaneo dell’aspetto estetico, non eliminano la causa del problema. Finché l’acqua continua a spingere dal terreno verso l’alto, l’umidità tornerà, magari in modo meno visibile ma ugualmente dannoso per la struttura.
La vera soluzione: drenare e isolare
L’unico modo realmente efficace per contrastare l’umidità di risalita è interrompere il contatto diretto tra le fondazioni e l’acqua. In altre parole: drenare dove possibile.
Le tecniche principali sono:
Drenaggio perimetrale: consiste nello scavare lungo il perimetro dell’edificio fino alla base delle fondazioni, posando un tubo drenante in ghiaia avvolta da tessuto geotessile. Questo sistema raccoglie e allontana l’acqua piovana dal contatto con le murature.
Impermeabilizzazione esterna: applicando guaine bituminose, membrane bentonitiche o rivestimenti cementizi impermeabili sulle pareti controterra si crea una barriera fisica che impedisce all’acqua di penetrare. A volte sono necessari insieme al drenaggio, ma da soli hanno una durata nel tempo.
Canali di scolo e gestione delle acque meteoriche: spesso la semplice correzione di pendenze, gronde e pluviali riduce notevolmente il carico d’acqua sul perimetro dell’edificio.
È importante sottolineare che interventi interni come i vespai areati non risolvono l’umidità di risalita: il problema riguarda i muri e le fondazioni, non il solo pavimento. Se l’acqua continua a risalire nelle murature, l’aria sotto il pavimento non basta a eliminarla.
Gestire l’acqua, non combatterla
Un concetto chiave da tenere sempre a mente è che l’acqua non si combatte, si indirizza.
L’obiettivo non è “bloccarla” a ogni costo — soluzione spesso temporanea e dannosa — ma accompagnarla rapidamente verso percorsi controllati, lontano dalle strutture e dai materiali sensibili.
Un sistema edilizio ben progettato deve favorire il deflusso naturale dell’acqua piovana e di falda, indirizzandola verso zone drenanti o sistemi di raccolta.
In questo modo, si preserva la salubrità della struttura e si lavora in accordo con la natura dell’acqua, non contro di essa.
Perché è fondamentale intervenire prima di fare un cappotto termico
L’umidità di risalita rappresenta anche un grave rischio per l’efficacia e la durabilità dei cappotti termici. Applicare un isolamento esterno su muri umidi significa intrappolare l’acqua all’interno della muratura, impedendone la naturale evaporazione.
Questo può causare:
distacco del cappotto per perdita di adesione tra supporto e isolante;
formazione di muffe e condense nelle zone basse delle pareti;
degrado accelerato dell’intonaco e dei materiali isolanti;
riduzione dell’efficienza energetica, poiché l’acqua nei muri aumenta la conducibilità termica.
Per questi motivi, prima di progettare un cappotto termico è indispensabile verificare la presenza di umidità di risalita e, se necessario, realizzare interventi di drenaggio e impermeabilizzazione. Solo su una muratura asciutta e stabile è possibile ottenere un isolamento duraturo e realmente efficace.
Progettare bene fin dall’inizio
Quando si progetta un edificio da zero, è fondamentale prevedere fin da subito fondazioni drenate e isolate, per garantire nel tempo una struttura asciutta e stabile.
Una buona progettazione integra:
strati drenanti sotto e intorno alle fondazioni;
materiali leggeri e capillarmente discontinui, che impediscono la risalita dell’acqua.
Tra i materiali più efficaci e pratici troviamo:
ghiaia di vetro cellulare, altamente drenante, isolante e inerte, con ottima resistenza alla compressione;
argilla espansa anti-risalita, che crea uno strato separatore e termicamente isolante tra il terreno e la fondazione.
Queste soluzioni, combinate con un corretto sistema di smaltimento delle acque meteoriche, eliminano alla radice il rischio di umidità di risalita, evitando costosi interventi di risanamento in futuro.
Conclusione
L’umidità di risalita non è solo un problema estetico, ma una patologia edilizia che compromette la durabilità delle strutture, la salubrità degli ambienti e l’efficienza energetica degli edifici.
Più che combattere l’acqua, occorre capirne il comportamento e guidarla, accompagnandola rapidamente lontano dalle parti delicate dell’edificio.
Solo con un buon drenaggio, materiali corretti e una progettazione consapevole si può garantire un edificio sano, efficiente e duraturo nel tempo.
A questo link trovate una serie di foto di una Trincea Drenante eseguita a Mano con tutte le spiegazioni in un edificio degli anni 90 :https://www.facebook.com/media/set/?set=a.164973797536943&type=3