Ogni estate la stessa domanda: cosa possiamo fare, concretamente, per invertire la rotta? Circolano spesso liste di buoni propositi — piantare alberi, isolare le case, ridurre la plastica — ma raramente qualcuno si prende la briga di calcolare l’impatto reale di queste azioni.

Abbiamo provato a farlo. Abbiamo preso 5 azioni spesso citate come prioritarie e abbiamo cercato di quantificarle, usando i dati disponibili nella letteratura scientifica internazionale (FAO, IPCC, Science, UNEP, IEA). Il risultato non è una previsione, ma un ordine di grandezza — utile per capire dove si trova davvero la leva più potente.

Perché un calcolo, e non solo un elenco di buone intenzioni

Le liste di “cose da fare per il clima” spesso mettono sullo stesso piano azioni di scala completamente diversa: piantare qualche albero nel giardino di casa non è paragonabile a una riforestazione su scala continentale, così come isolare un edificio non è paragonabile a cambiare il modello agricolo mondiale. Per questo, prima di sommare qualsiasi numero, è importante essere chiari sulla scala di ciascuna azione.

1. Piantare alberi — ma a quale scala?

Qui va fatta una precisazione che cambia tutto: piantare qualche migliaio di alberi ha un effetto climatico praticamente nullo su scala globale — è un arrotondamento statistico. Per ottenere un impatto misurabile serve una riforestazione di centinaia di miliardi di alberi.

Uno studio pubblicato su Science nel 2019 ha stimato che esiste sulla Terra spazio per altri 0,9 miliardi di ettari di copertura arborea aggiuntiva, corrispondenti a circa 517 miliardi di nuovi alberi, capaci di immagazzinare fino a 205 miliardi di tonnellate di carbonio a piena maturità — un processo che richiede decenni. Ricerche successive hanno ridimensionato questa stima, indicando un tasso di assorbimento più realistico.

Stima realistica: 5-8 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno, ma solo durante i primi 20-30 anni di crescita attiva delle nuove foreste, e solo se la riforestazione avviene davvero su scala planetaria.

2. Isolare gli edifici esistenti solo con materiali naturali

Gli edifici sono responsabili di circa il 39% delle emissioni globali legate all’energia: circa un quarto di questo totale proviene dai materiali da costruzione (il cosiddetto “carbonio incorporato”), il resto dai consumi energetici durante l’uso. L’isolamento incide su entrambe le componenti: riduce il carbonio incorporato se si scelgono materiali naturali al posto di quelli petrolchimici, e riduce i consumi energetici futuri grazie a migliori prestazioni termiche — sfasamento estivo compreso.

Stima: 0,3-0,8 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente all’anno. Un contributo più contenuto rispetto agli alberi, ma con un vantaggio che gli alberi non hanno: agisce da subito e ogni anno, senza bisogno di attendere decenni di crescita.

3. Usare solo materiali naturali per le nuove costruzioni

Questa è la leva più consistente tra quelle legate all’edilizia. Nel settore delle costruzioni, oltre la metà delle emissioni deriva da cemento, laterizi e metalli, mentre i materiali naturali e bio-based coprono oggi una quota marginale. Se ogni nuova costruzione sostituisse, ovunque tecnicamente possibile, questi materiali ad alta emissione con paglia, legno, canapa, terra cruda e calce,si aggredirebbe la fetta più grande delle emissioni da carbonio incorporato a livello mondiale.

Stima: 2-4 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente all’anno — un tetto teorico, perché grattacieli e infrastrutture pesanti continueranno comunque a richiedere cemento e acciaio.

4. Smettere di produrre plastica monouso

La produzione di plastica genera oggi tra 1,8 e 2,2 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente all’anno, tra il 3 e il 5% delle emissioni mondiali totali. Circa il 40% di tutta la plastica prodotta è destinata agli imballaggi — la componente più legata all’usa e getta.

Stima: 0,7-0,9 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente all’anno.

5. Ridurre il consumo di carne del 20%

Le filiere zootecniche generano circa 7,1 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente all’anno, pari al 14,5% delle emissioni globali di origine antropica. Una riduzione del 20% dei consumi, applicata in modo semplificato, porterebbe a un risparmio proporzionale.

Stima: 1,2-1,6 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente all’anno.

Il quadro d’insieme: quanto pesano queste 5 azioni insieme

Sommando le stime centrali si arriva a circa 10-16 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente all’anno — grosso modo un quinto delle attuali emissioni globali, stimate intorno a 54,6 miliardi di tonnellate l’anno.

AzioneStima CO2 risparmiata
Riforestazione su scala globale5-8 Gt/anno
Materiali naturali per nuove costruzioni2-4 Gt/anno
Riduzione del 20% del consumo di carne1,2-1,6 Gt/anno
Stop alla plastica monouso0,7-0,9 Gt/anno
Isolamento naturale degli edifici esistenti0,3-0,8 Gt/anno
Totale stimato~10-16 Gt/anno

I limiti di questo calcolo, detti senza giri di parole

Un dato onesto richiede altrettanta onestà sui suoi limiti:

  • Alcune voci si sovrappongono. Isolamento naturale e materiali naturali per le nuove costruzioni condividono parte dello stesso beneficio: sommarle interamente porta a una leggera sovrastima.
  • Gli alberi non sono una soluzione permanente. L’assorbimento stimato vale solo durante i decenni di crescita attiva delle foreste, non all’infinito, e presuppone piantumazioni su una scala milioni di volte superiore a quella che normalmente si intende parlando di “piantare alberi”.
  • Sostituire tutti i materiali da costruzione non è tecnicamente possibile ovunque, almeno con le tecnologie e le filiere attuali.
  • Questi numeri descrivono uno scenario teorico di adozione globale e immediata, non un piano realizzabile da un giorno all’altro. Servono a dare la scala del problema, non una previsione.

Cosa resta vero, comunque

Anche con tutte queste cautele, un dato emerge con chiarezza: edilizia, cibo, plastica e uso del suolo insieme rappresentano una parte enorme delle emissioni mondiali. Non sono azioni simboliche — sono tra le poche leve sistemiche in grado di spostare davvero l’ago della bilancia, a patto di essere applicate con gradualità realistica nell’arco di uno o due decenni, non “da oggi a domani”.

Per chi lavora nell’edilizia — progettisti, imprese, committenti pubblici — questo significa una cosa molto concreta: ogni scelta di materiale in un progetto non è un dettaglio tecnico, ma parte di una leva che, a scala, conta davvero.

Domande frequenti

Piantare alberi basta a risolvere il problema del clima? No. Anche nello scenario più ottimistico, la riforestazione copre solo una parte delle emissioni globali, e il suo effetto è limitato ai decenni di crescita attiva delle foreste. Va accompagnata da riduzione diretta delle emissioni, non sostituita.

I materiali naturali in edilizia fanno davvero la differenza a livello globale? Sì, in modo significativo: l’edilizia è tra i settori con la maggiore impronta di carbonio incorporato al mondo, e i materiali naturali possono ridurre in modo sostanziale questa componente nelle nuove costruzioni.

Perché il calcolo totale non è semplicemente la somma esatta dei 5 numeri? Perché alcune azioni si sovrappongono parzialmente (isolamento ed edilizia naturale condividono parte del beneficio) e perché si tratta di stime con margini di incertezza, non di misurazioni esatte.

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Terra cruda per muri e pavimenti , bassissimo impatto ambientale ottimo comfort